Page 246 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta 197
19 agosto. L’agitazione è incominciata. Verso sera, per mancanza di uomini,
fanno mettere di corvée lo stato maggiore e proprio stasera, mentre infuria l’azio-
ne, mi tocca portare il rancio in prima linea a Dosso del Palo: posizione terribile
e pericolosa. L’amico mio C., considerando che io ho moglie e figlia, si offre di
andar lui in vece mia: io ringrazio l’amico mio, ma rifiuto. Non voglio avere sulla
coscienza la morte di un altro. Alla notte sempre più il bombardamento si intensi-
fica: si parte con le marmitte caricate sui muli e si va a Villa Coronini alle falde del
San Marco: da qui prendiamo le marmitte in spalla e ci avviamo verso Dosso del
Palo, sotto un grandinar di poiettili sempre a passo di corsa… Arrivati alla Valle
delle Rose (noi dicevamo Valletta della Morte) ci investì una scarica d’artiglieria.
Ci siamo buttati subito a terra. Oh, come la vidi da vicino la morte! Ero già rasse-
gnato a morire. Avevo dato un ultimo addio a tutti i miei cari, specie la mia piccola
innocente Gina. Quando alfine il fuoco fu cessato ci incamminammo per l’erta
salita del monte, aggrappandoci e lacerandoci le mani contro i resti di reticolati: in
questo momento un riflettore austriaco ci scopre: ci buttiamo subito a terra: una
fucileria terribile si riversa su di noi: nessuno rimane colpito. Finalmente affaticati
e spossati arrivammo alle trincee sulla vetta di San Marco. Non ne potevo più. Il
cuore mi batteva forte: ero sudato trafelato, insanguinato. Non mi ero accorto che
una piccola scheggia mi aveva colpito al naso producendomi una piccola ferita e
una contusione all’occhio sinistro. Ci hanno badato i miei compagni e già si erano
impensieriti: era roba da niente però. Ricorderò sempre questi momenti. Le gra-
nate incendiarie producevano dei fuochi immensi. Tra Villa Roosmaldek e Villa
Coronini era una fiamma sola. Quel tratto di strada di circa un chilometro, tutta
luminosa per l’incendio, abbiamo dovuto farla di corsa, con le marmitte in ispalla
altrimenti ci scoprivano. Intanto passavano le colonne di barelle. Ricordo che un
porta-feriti è caduto e il corpo che era sulla barella è ruzzolato proprio sopra un
pezzo di trave ardente. Non sentii a lamentarsi: era un cadavere. Che impressione
mi fece! E nei camminamenti pestavo addosso a dei soldati e domandavo loro scu-
sa, credendo che dormissero: non mi rispondevano: erano morti; sempre morti si
vedevano. Bisognava vedere l’effetto terribile delle bombarde nelle trincee austria-
che. Saltava per aria tutto: piante, terra, reticolati e brandelli di carne cadevano
sulle nostre linee! Dopo un po’, riposati, abbiamo preso la via del ritorno. Final-
mente arrivammo alla nostra diroccata villetta. Questa volta ho dovuto credere ai
miracoli! .
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Gli orrori dell’ottobre 1917 sulla Bainsizza e nella ritirata rivivono paurosi nelle
notazioni brevissime del dottor Pietro Paolo Fusco:
2 ottobre. Un grosso calibro mi scoppia vicino. Nella notte curo l’accecato da
bomba.
4. Notte terribile: attacco di artiglieria e di gas asfissianti; resto colpito da gas
lacrimogeni: una bomba nella baracca.
7. Nella notte cadono trentasette granate.
8. Bombardamento infernale tutta la notte; cadono vicino quattro colpi; morti e
feriti.
12. Riprende il bombardamento; schegge di granate cadono su la tenda; il perico-
lo oggi incombe terribile!
15. Una scheggia di granata mi sfiora la spalla.

