Page 244 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta 195
Isonzo, Carso, che parole lugubri! Quanti eccidi, quante stragi, quante vite umane
giovani e piene di speranze furono troncate in questi paraggi! Ogni sasso, ogni zolla,
ogni fosso rappresenta un sacrificio, forse un eroismo o una vigliaccheria. Tutto parla
qui, ma tutto parla di morte… Quelli che non parlano più sono gl’infelici travolti
dalla corrente vorticosa di questo triste fiume e i valorosi morti sulle balze, dove giac-
ciono ancora scarniti, pasto alle mosche cadaveriche e ai vermi…
(8 novembre ’15). Ancora in prima linea. Da ieri non vado di corpo, non man-
gio, non bevo, non è venuto su neppure un gocciolo d’acqua. Stanotte quattro all’ar-
mi con fuochi accelerati. Non abbiamo più cartucce. Nella trincea non possiamo
neppure stendere i ginocchi: dolgono maledettamente.
(11 novembre ’15, ore 2 di notte). Dio mio, che giorno, che notte, non ho il
coraggio di mettermi a scrivere. Gnatelli, il buon Gnatelli è morto colpito alla testa
mentre andava all’assalto della trincea dei morti. Dunque il 123 doveva andare all’as-
salto, ma dopo 4 ore di fuoco d’inferno non si è mosso. Alle 16 1/2 è venuto l’ordine
per noi di avanzare a tutti i costi. Siamo avanzati, abbiamo cominciato a spingere
i soldati per quel camminamento che mai dimenticherò. Intorno a me cadeva un
diluvio di bombe a mano; le pallottole fischiavano maledettamente; morti, feriti, chi
imprecava, chi si raccomandava, chi si lamentava. I soldati non avanzavano se non
a colpi di moschetto e di baionetta. La 6ª, con parte della 5ª 7ª e 8ª ha conquistato
il trincerone, per modo di dire perché è di 40 cm. Dopo aver tentato invano di
mandare il resto del battaglione per il camminamento, sono andato a raggiungere il
capitano nella trincea nemica, e lì sdraiati in una pozza, sotto una pioggia torrenziale,
siamo rimasti fino all’una di notte. Intanto il maggiore coi soldati rimasti nel cammi-
namento ha tentato di avanzare sulla destra contro la trincea dei morti; ma a causa di
solidissimi reticolati è stato respinto tre volte: è allora che Gnatelli è morto alla testa
del suo plotone… Nella trincea occupata era impossibile rimanerci perché eravamo
isolati. Gli austriaci venivano avanti da tutte le parti. Dopo una feroce lotta corpo a
corpo siamo stati obbligati a retrocedere nelle antiche posizioni. Tornati nella buca
del comando è stata una scena commovente; tutti piangevano.
14 novembre ’15 (ore 19). Dopo due giorni di febbre sono arrivato in trincea.
Quale disastro! Il maggiore è ferito gravemente alla testa; Verdiani è ferito; è stato
trovato il cadavere di Zallocco morto la sera del 10… sono solo ormai: non ho più
una persona cara vicino a me. Ormai è destinato che io debba lasciar la vita su questo
Carso che tanto m’ha fatto soffrire… Gnatelli dorme là nella sua buca; una croce con
una piccola iscrizione ricorda come il nostro caro estinto sia morto gloriosamente
alla testa del suo plotone contro ai funesti reticolati della trincea dei morti. Piove
ancora. Brillerà ancora un raggio di sole in questa mia triste esistenza? Solo il rumore
della pioggia e il crepitio della fucileria rispondono. Cosa faranno il babbo e la mam-
ma in questo momento?
Il diario d’un molesto soldato, un operaio del cremonese che sapeva scrivere corret-
tamente, ci riassume le fasi salienti di due dei suoi anni di guerra:
12 maggio ’16. Chiamato alle armi. Sono destinato a Lecco al 73° reggimento
fanteria.

