Page 249 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
P. 249

200   Momenti della vita di guerra


          una solidarietà morale fra i comandi inferiori – da quello di brigata a quello di plotone
          – coi soldati contro i grandi comandi. Ma, d’altra parte, la sfiducia nei risultati dell’azione
          come l’impostava il comando supremo, sfiducia che dall’ufficiale si diffonde nella truppa,
          genera la crisi del «morale basso» di cui poi si sgomenta e contro cui si sente incapace
          di reazione lo stesso ufficiale, che alla sua propria sfiducia trovava un limite nell’obbligo
          d’onore, nella fedeltà più altamente cosciente alla causa patria. E quasi sempre all’ufficiale
          sfuggiva il legame fra il proprio stato d’animo, che si tradiva nei gesti e nelle parole, e
          il morale depresso dei gregari. A un certo punto s’accorgeva che il suo ascendente sulla
          truppa veniva meno, e sorgeva una paura indistinta, un senso d’incapacità, la previsione
          d’un tracollo.
             Dalle lettere del Morpurgo possiamo ricostruire tipicamente il processo del disfaci-
          mento del morale in un battaglione d’alpini malamente impiegato e logorato.

               (12 giugno ’16, Selletta Freikofel, diario). Brutta giornata! Nella nottata tredici
                          a
             uomini della 72  fra cui un sergente e un caporale hanno disertato: un fatto che in
             noi ha suscitato una profonda impressione di amarezza e di rabbia. I soldati sono
             rimasti abbastanza indifferenti nel complesso; si son sentite poche parole di ripu-
             diamento e di ribrezzo. Son gente che si scalda poco: questo lo hanno considerato
             come un incidente di secondaria importanza, e quasi un accessorio inevitabile delle
             condizioni in cui ci troviamo .
                                    67

                (9 luglio ’16, davanti Monte Chiesa, diario). Sto male moralmente. Mi sento
             abbattuto come non lo son mai stato. E ho paura, sfiducia, sono scoraggiato. Cosa
             succederà non so pensarlo. Stiamo male anche materialmente, per mangiare, dor-
             mire, bere, tutto scarsissimo o mancante. La direzione di tutto il complesso è nulla:
             si attacca senza saper cosa, né come, né perché; si attacca localmente mentre si do-
             vrebbe attaccar tutta la linea; i rifornimenti sono deficienti. Ho negli occhi i pezzi di
             quell’Asini, un così buon ragazzo; sul cappello ne ho le tracce di cervello .
                                                                       68
                (13-15 luglio ’16, davanti a Monte Cucco di Pozze, diario). La sera del 9 venne
             l’ordine di sgombrare il costone avanzato e di ripiegare. Sembrò una liberazione.
             Non mi sono mai sentito così abbattuto come in quella orribile buca della Morte!
             Ormai la ricordiamo solo così. E come me tutti. Proprio si sentiva l’avvicinarsi con-
             tinuo, inevitabile della morte per ciascuno di noi, come un incubo annichilent .
                                                                            69

               (19 luglio ’16, davanti a Monte Cucco di Pozze, diario). Ho messo i miei uomini
             a lavorare a un ricoverino, che probabilmente non finiranno né godranno. Ma sono
             seccatissimo per il brutto morale loro. È un anno e più che ho fatto l’orecchio al loro
             continuo brontolio, alle loro espressioni di malcontento e di astio contro el talian; ma
             espressioni così vivaci e continue come adesso non ne ho mai sentite; e sembra che si sia
             aggiunta una dose nuova di amarezza e di astio per il trasporto sul Trentino e per i disa-
             gi di questa zona. E per cose piccole, per cose di poco conto per i pidocchi, per il caffè
             scarso, per la carne marcia, eccoli a bestemmiare contro la guerra e contro l’Italia, come
             se fossero cose con le quali essi non c’entrano che forzatamente, e a sospirar la pace;
   244   245   246   247   248   249   250   251   252   253   254