Page 247 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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198   Momenti della vita di guerra

               16. Vado a Percotto e rivedo la vita!
               17. Ritorno sulla Bainsizza; una granata scoppia sul mio percorso, ma sono
               tranquillo.
               18. L’offensiva preoccupa.
               20. Signore, passi da me questo calice.
               21. Si opera con la maschera contro i gas asfissianti.
               24. Nella notte s’inizia l’attacco austriaco. Sedici ore di bombardamento. Morti e
             feriti intorno. Proiettili vari colpiscono l’ambulanza. Io sono tranquillo. Ricordi del
             passato!
               25. In piena battaglia. Lo spettro della fine. Ah la mia piccola, la mia compagna!
             Enrico dov’è? Colpito due volte. Una grandine di proiettili. Si opera sotto il fuoco
             intenso. I nostri ripiegano? Dio? Saremo prigionieri! Funebri preparativi. Indietro?!
             Il magnanimo collega Pavesi Mario.
               26. Lugubre ritirata attraverso monti orribilmente bombardati. Abbandono tutto.
             Perdo tutto. Nella notte, sotto l’acqua. Orrore! .
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              Il 21 ottobre aveva scritto alla moglie:

                Sono sulla Bainsizza. Questi picchi di monti desolati sono indescrivibili. Chi
             tornerà? Bianca mia, se sapessi quale valore ha la vita e quando solamente la si ap-
             prezza!
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             Ma qualche mese dopo, passato in un treno ospedale, ha come un rifiorimento di
          speranza, e scrive alla moglie:

               27 dicembre. La buona fortuna non è tramontata per noi, per il nostro amore;
             anzi dopo l’ora del pericolo ci siamo riabbracciati più buoni, più affezionati, più
             puri. Chi potrà dire con quale infinita dolcezza ti ho riveduta? 62


             Singolare questo tenacissimo rinascere della volontà di vivere che si manifesta nei
          combattenti dopo le prove più dure. È come un risveglio di natura. Ricorda un feno-
          meno che stupì in guerra i soldati: quando nella primavera del 1917 il San Michele,
          il monte maledetto, rimasto ormai fuori della tormenta, rinverdí d’erbe nuove e cercò
          di rimarginare le ferite delle trincee, dei camminamenti, delle granate. Si ritornava alla
          vita con l’esperienza della morte, e con la volontà di ricavar dalla vita tutta la gioia che
          essa può dare.


             Arresto della sensibilità, paralisi dell’intelligenza, logorio lungo della fatica, apatia
          per la morte propria e per l’altrui, morsi improvvisi di nostalgia, avvilimenti del fango
          e della pioggia, esasperazione – durante il riposo – per esercizi e manovre non rispon-
          denti alla vissuta esperienza della guerra moderna: si reggeva a tutto: ma l’animo si mo-
          dificava. La crisi dell’entusiasmo, anche quando maturava una più salda volontà nella
          realistica visione delle cose, era pur sempre una perdita, un depotenziamento. Chi aveva
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