Page 242 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta  193

                 29. Lascio la mia Tola , la sua casa. Ho una gran pena nel cuore, pur avendo la
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               fiducia di rivedere tutti. Combatto contro il dubbio di essere passato in fanteria, mi
               rianimo alla speranza di tornare all’Exilles, cedo al pensiero che qualcuno mi proteg-
               ge, e avrò fortuna forse quanto non merito.
                 30. Partenza per Brescia. Lascio papà, la mamma, tutti; sono sereno; vorrei che
               fossero altrettanto sereni tutti loro che sono rimasti giù. Viaggio buono; arrivo for-
               tunato con conoscenze utili fra ufficiali. Incontro col prof. Sina; non mi riconosceva;
               cara, cara persona buona, che mi prolunga la carezza di tutti i miei cari.
                 1° maggio. Brescia. Gita a Tavernola con Sina. Ricordi tristi; presentimenti sereni.
                 2. Giornata grigia, grigia, triste.
                 3. Novità: vado a Cervignano, diretto al Carso. Resto negli Alpini? passo in fan-
               teria? non lo so; sono sereno; viva l’Italia. Dio protegga tutti i miei; parto stanotte.
                 4. Cervignano; sono assegnato al 265: parto per Palmanova; ho una tristezza senza
               fine nel cuore, non per me, ma per tutti loro laggiù. Ho dei tristissimi presentimenti.
               Sono con me altri tre alpini, Fassi, Gobetta, Croone.
                 5. 265° fanteria, 3° battaglione, IIª compagnia, comandante del 3° plotone. Sono
               a posto. Ambiente discreto, ma c’è una spina forte forte nel cuore. Ho un plotone di
               sardi e di siciliani: come saranno? chi lo sa. Lavoriamo, Eugenio, e sii sereno: chissà
               che in seguito non te ne devi lamentare. Obbedisci, piegati agli ordini, sei soldato
               d’Italia. Il battaglione è in baracche a S. Stefano; partirà presto.
                 6. Partenza 2 di notte. Ricognizione alle linee. Sono passato attraverso luoghi sa-
               cri: Sagrado, Isonzo, il Carso, S. Michele: è tutto verde ora. Che contrasto con tutto
               il resto. Fioriscono gli alberi intorno a ruderi di case rovinate. Vallone, Castagneviz-
               za, Veliki Hribak, Faiti. Il terreno è orribile. Un bombardamento sarebbe micidiale.
                 7. Addio Alpini. Devo levare le mostrine: le porterò sempre con me. Ho provato
               un gran dolore a ogni punto scucito; chi sa perché non mi riesce di essere oggi un po’
               sereno. Dal campo di tiro vedo le montagne di Pinotto. Oh, Pinotto, che malinconia
               qua dentro al cuore. Perché non sono anch’io in alto? Registro la prima sgridata del
               colonnello: la colpa è mia, lo riconosco; ho tardato qualche minuto all’adunata. Non
               succederà più.
                 8. La prima posta dalla mia Tola. Dio ti benedica e benedica i tuoi figli, e risparmi a te,
               a tutti ogni male. Grazie, grazie Tola mia. Come sono più sollevato, più sereno. Nulla di
               nuovo: forse si parte domani sera, ma non ancora per la linea. Vedremo, sono fiducioso.
                 9. Altra posta: una lettera di papalon alquanto commossa: perché mi dice che son
               tanto buono? Non faccio nulla di speciale. Poche parole tristi della mamma, povera
               mamma: che magon ho qui per te; una letterina della Mariuccia che vuol nascondere
               la sua commozione: un saluto di Giotto, Rina, Duccio: tutti dunque; manca ancora
               Pinotto. Nulla di nuovo.
                 10. Nulla di nuovo, la solita vita dei baraccamenti, la solita istruzione ammaz-
               zante senza soddisfazione. Ho ricevuto una cara lettera della mia Tola, cara, cara.
               Di partenza non si parla che vagamente: pare che il bombardamento sul Carso già
               iniziato sia stato sospeso. Perché? non si sa.
                 11. Consegna della bandiera al nuovo reggimento; festa commovente, triste. La
               brigata ha sfilato fiorente di gioventù, grigia di forza armata, minacciante. Domani
               si parte per Verza.
                 12. Giuramento degli ufficiali in un granaio: presento la bandiera fra il plauso
               generale. È risuonato subito soffocato il grido di augurio al reggimento, il grido di
               Viva l’Italia. Partiamo.
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