Page 240 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta  191


               Stato d’animo caratteristico e significativo, anche nell’impacciata forma letteraria.
            Impegnando tutta la vita, la guerra ridestava spesso nei combattenti problemi cosmici,
            in cui parevano svanire e dissolversi i motivi politici: la guerra gravava come un non
            amabile destino.
               L’anima pare che muoia; infierisce il primo inverno alpino in Val Sugana.

                  (20 gennaio ’16). … Dio! Che dico? Ma io ho un cuore e un’anima? Tante volte
               ne dubito… Il più delle volte mi sento una strumento destinato al taglio di reticolate
               e allo scavo di trincee sotto la pioggia di piombo e fra i pericoli che una volta o l’altra
               lo romperanno .
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                 (8 marzo ’16, ore 23,45). Se non vivesse mammà invocherei la morte. No, non è
               vita questa. Camminare solo, in terreno ostile, con due metri e venti di neve, sotto
               la neve, senza aver dormito da due giorni, senza mangiare. Dio, Dio, provvedi! .
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                 (9 marzo ’16). La neve continua a cadere, da una parte, i lavori febbrili per esserci
               spostati avanti un chilometro continuano dall’altra. Per tre giorni sono stato, fra, sotto
               e sopra neve: notti e giorni. Ore di sonno: totale 5. Stanotte sono a riposo e domattina
               saremo da capo. Si sogna l’ospedale, come da bambini s’è desiderato lo schioppo e la
               bicicletta. Qualche collega è stato esaudito. Ma per me non c’è pericolo. Ieri sera non
               mangiai, temevo di dover battere ritirata anch’io e oggi ho mangiato per tre. E si è alle-
               gri. I soldati non ne possono più, eppure oggi mentre mangiavamo un pezzo di carne
               si son fatte tante risate per opera mia, che non ne potete avere idea .
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               Cerca di piegare all’atonia, all’indifferenza, la madre che, religiosissima, prega per
            lui. È inutile pregare perché «se si ammette la potenza del volere divino si deve pure
            ammettere il consenso di Lui in questo raccapricciante flagello, quindi è inutile scon-
            giurarlo! Non pretenderete mica di corromperlo rendendolo ingiusto. Perciò lasciate
            che faccia» . Che la madre si formi l’animo di guerra.
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                 (Como, 28 ottobre ’16, alla madre). Lasciati ridurre anche te dalla guerra. Che
               vuoi, questa fa restare indifferente l’anima del più sensibile di fronte ai resti del più
               caro amico!… ed altri farebbero lo stesso con me.
                 Pensa a star bene. Non dipende da te quel che succede fuori, perciò è inutile che
               t’interessi al suo svolgersi. E giacché hai visto poi che il tuo cuore non saprebbe andar
               indietro, rinunzia e succeda quel che Dio vuole. Cerca di godere nel miglior modo.
               La guerra può finire quest’inverno e può non avere fine. Prevediamo il male e prepa-
               riamoci a questo. Sopraffatti da esso resteremmo schiacciati e umiliati .
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               Per conto suo, il De Vita s’era adagiato in uno stato d’animo che se non rassegnazione
            era indifferenza: «L’indifferentismo m’ha invaso e non mi preoccupo per nulla» .
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               E forse in quest’atonia di guerra, in quest’incapacità dell’animo a reagire adeguata-
            mente al dolore e all’orrore, in quest’accasciarsi svogliato è il germoglio di ciò che ormai
            si comincia a designare come nuovissimo «male del secolo», subentrante, lentamente,
            all’attivismo degli ulissidi dannunziani: l’indifferenza. Il male è sopravvissuto alla guerra
            e si diffonde specialmente nella nuova generazione, che, trovando turbato, nel costume,
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