Page 253 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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204   Momenti della vita di guerra


             Eugenio Garrone contemplava malinconicamente dall’alto dei monti la pianura:
                (16 settembre ’16). Dalla posizione dove siamo vedo sfumare lontano, oltre i
             monti digradanti lentamente, la pianura vicentina: stamattina seduto solo sul prato
             in un muto raccoglimento di me stesso verso tutti voi cari, ho guardato a lungo
             quella pianura, e ho veduto città spensierate, uomini e donne dimentichi di noi, in-
             differenti a a quanto si svolge quassú, e mi sono sentito chiudere forte forte il cuore
             di sgomento. Ah, se tutti sapessero quello che costa la vita quassù e pensassero a noi,
             quanto più conforto per chi soffre! .
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             Un ufficiale convalescente a Firenze durante i giorni della rotta di Caporetto scriveva
          con disgusto:
               Ho visto in questi giorni oscene coppie a passeggio pei viali e pei giardini, ho visto bar
             e caffè pieni, crocchi di giovani robusti e forti… Ho ascoltato con ribrezzo volgarissimi
             discorsi putridi e indecenti, ho visto femmine alle cantonate delle strade, eleganti giovi-
             notti sorriderle e guardarle. E chiama la patria in disperato appello!
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             Un aspirante medico scrivendo allo zio invoca l’assistenza morale del paese ai com-
          battenti:
               (1 settembre ’17). Per noi che ci troviamo in alto, separati completamente dal
             mondo, in mezzo ai pericoli del nemico e alle insidie non meno terribili della mon-
             tagna, una parola che ci rammenti dei cari nostri che vivono, come giustamente ella
             dice, solamente di noi, giunge come una forza viva che spinge, come un incitamento
             a ben proseguire.
               E ciò è sempre utile e necessario per quanto gli animi siano ben saldi: ché qualche
             momento di sconforto, qualche istante in cui il ricordo di tutto ciò che di noi, della
             nostra anima abbiamo lasciato in patria, famiglia parenti amici, di tutti quelli che ci
             amano, potrebbe forse far reclinare la mente e lo spirito a riflessioni dolorose e debili-
             tanti… Se in Italia la forza d’animo uguagliasse quella dell’esercito, la guerra sarebbe
             un trionfo continuo, una vittoria ininterrotta, materiale e morale .
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             Certo era un sogno lo sperare che il resto della nazione, depauperata dagli elementi
          migliori, potesse essere ad un’altezza morale pari alle migliori truppe di linea. Di fatto
          la diffidenza amara si risvegliava nelle immediate retrovie. Il combattente sospettava
          d’esser guardato con disgusto dagli ufficiali dei comandi.

               Quegli altri che hanno la fortuna d’essere imboscati quando noi passiamo even-
             tualmente in paesi civili per cambiamento di fronte ci guardano quasi con disprezzo,
             e talora neppure ci salutano, perché siamo sporchi, infangati, schifosi a vedersi, pieni
             di pidocchi. In certi istanti il vederli puliti, eleganti, tutti lustri, lontani da ogni disa-
             gio, da ogni pericolo, da ogni fatica e per di più stupidi e sprezzanti della vita misera
             e tormentata che facciamo noi, ci fa nascere sentimenti di ribellione e dobbiamo farci
             forza per non volare loro addosso e trattarli da austriaci .
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