Page 258 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta 209
a dichiarar guerra alla Germania , né gli garba molto la sciagurata frase d’effetto del
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Salandra sul «sacro egoismo». Solo la redenzione dalla guerra poteva per lui giustificare
la guerra in atto: «impedire che domani possa risorgere la guerra crudele e feroce, e sulle
libere nazionalità si riversi ancora l’incubo della tirannide teutonica» .
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(18 novembre ’15). Che cosa orribile è la guerra moderna! pare un sogno tutta
questa carneficina, eppure è una realtà che lascerà tracce indelebili fra gli uomini…
[censura]. Io penso che non vi sia più nobile finalità di quella d’ottenere che la guerra
più non venga a travolgere l’umanità in un cataclisma di dolori… [censura] .
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Ribadiva e non senza un certo vigore il suo ideale illuministico e umanitario contro
i dubbi e le crudezze della «realpolitica», che con molta leggerezza veniva mutuata dai
nostri nemici.
(5 maggio ’16). Sarà difetto della mia cultura filosofica, io dico, ma quando ritrovo
in me stesso delle idee che un grande sconvolgimento sociale non è riuscito a distrugge-
re, io penso che un fondamento di realtà in esse si comprenda, una realtà che ha biso-
gno d’esser riveduta e diversamente valutata, ma non cessa per questo d’esistere e d’im-
porsi alla coscienza umana. Altrimenti non si comprenderebbe questo affannarsi degli
alti personaggi della grande tragedia per giustificare il proprio atteggiamento dinanzi ai
superiori diritti dell’umanità. Mentre sui campi d’Europa gli uomini si massacrano (e i
più non sanno nemmeno il perché) da ogni parte si sente dire: «ma io non l’ho voluto!
ma io mi difendo da un’aggressione». Sono pochi quelli che hanno la sincerità di dire:
«io combatto perché il mio diritto trionfi su quello degli altri», sono pochi anche fra i
tedeschi dove il motto: «Germania innanzi tutto» è così popolare… [censura].
Coloro che hanno suscitato così vasto sconvolgimento non possono non sentire
il grave peso della responsabilità e il profondo rimorso del loro misfatto. Beati noi
che il grande misfatto non abbiamo voluto, e ci siamo schierati con piena e matura
coscienza contro il diritto del più forte.
È la sola ragione che valga a giustificarci dinanzi al tribunale dell’umanità, e che
farà più bello il nostro sacrificio; ché se la ragione della guerra italiana fosse stata sol-
tanto il «sacro egoismo» e se noi fossimo stati dei freddi calcolatori, avremmo potuto
accontentarci di un qualsiasi parecchio, compenso alla viltà .
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Assorto in questa fede attiva, contrastava con vigore razionalistico al risveglio catto-
lico che la perturbazione della guerra suscitava.
(28 maggio ’16). In fatto di religione, durante il periodo che io sono stato in guer-
ra, ho potuto fare delle osservazioni che mi hanno appreso a rispettare il sentimento
religioso per quel che valga, come pura e semplice manifestazione dello spirito, senza
però rilevarne quel tanto che possa indurmi a diventare anch’io religioso .
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Ma la prova era ben dura. La fede idealistica del Filastò passava prove e momenti
amari. Egli era isolato, specialmente fra i soldati.

