Page 262 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta  213


               E tenta di rasserenare religiosamente la madre:
                 (Modena, 10 agosto ’15). … intendo come questa mia vita abbia uno scopo per-
               ché altrimenti tu non me l’avresti potuta dare, e lo scopo potrebbe anche essere
               quello di morir per la patria. E così resterebbe assolta la finalità della vita tua e della
               mia, e noi ci ritroveremmo ove tutto si ritrova, in Dio, avendo appena compiuto il
               proprio dovere (cioè forse non altro che sofferto, se è vero, come oggi pare, che la vita
               non sia altro che un dolore)…
                 Forse potrei essere destinato ad altre opere nel mondo, poiché la vita in sé non
               m’importa se non per quanto io possa, ed è l’ora, occuparla in qualche opera degna
               della missione d’un uomo; potrei essere, dico, destinato ad altre venture, ma ciò è nel
               forse, e questa interiezione dubitativa è solo nel linguaggio dell’uomo, non in quello
               di Dio, che vede e prevede, e però ciò che [è] per me è già predestinato .
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               Ma nella tempesta tace la voce intima e profonda dell’ispirazione, manca il raccogli-
            mento sognante. Scriveva alle sorelle Alba e Carmen da Modena:

                  (Modena, agosto ’15). Tu dici, Alba, che penso? Nulla! Possibile? Pare strano an-
               che a me. Ma i raccoglimenti della solitudine non sono più possibili, ma i comandi
               d’azione sono precipitosi, ma nel riposo alla piazza d’armi il cielo ride e ridono i
               compagni e le labbra di tutti sorridono, né si può fare altrimenti… .
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                 (Modena, 9 agosto ’15). …rimango a pensare… a questo mio povero cuore che
               non conosce più il palpito vivo del sogno, ma vive ormai solo della realtà cruda della
               guerra .
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               Si smarrisce, sente che una dolce vita è morta e non per lui solo, ma per tutta la sua
            generazione.

                 (Modena, 15 agosto ’15). …perchè siete ambedue tristi nel cuore come le è tutta
               questa gioventù dei nostri anni travolta nell’immane vortice della storia!…
                 Chi mai ci ha condotto a tanto? Questa è la civiltà?
                 Chi mai ci riunirà un giorno nel quale non sia la preoccupazione recondita in
               cuore? Forse mai più, forse non lo fummo che nel tempo antico .
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                 (10 agosto ’15, alla madre). Forse si ridesterà un giorno l’anima, o mai non è
               assopita, come oggi pare?…
                 Se il labbro a tutti noi giovani sorride, perché bello è il riso dei venti anni che si donano
               alla morte, il cuore intende la tristezza del mondo e di chi rimane, e quel sorriso non è che
               una sublimazione del sacrificio fatto cieco dalla volontà, per vincere l’istinto .
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               Questa anima raccolta e idilliaca sentiva la guerra come una forza nera, un uragano,
            un vortice che schianta e travolge:

                 (Modena, 23 agosto ’15, alla madre). Ma noi siamo afferrati da un’incoercibile
               forza che piega e spezza le volontà degli uomini dirigendole ad uno sconosciuto
               porto, forse d’oblio o di felicità, attraverso il tempestoso mare delle speranze!… .
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