Page 264 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta  215


               La fresca giovinezza è già uccisa:
                 (14 novembre ’15, alla sorella Alba). La giovinezza è passata? Graverà l’anima il
               pensiero faticoso della vita combattuta? Non più spensierata primavera, o melanco-
               nico aprile dietro ingenue passioni? Non più vita studentesca?
                 Questo il ritorno! Non ci sentiremo grave l’anima noi che abbiamo fatto la guerra?
               Qualche cosa sarà cambiata nella gente nostra, e noi vedremo e ricorderemo? .
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               L’autunno e l’inverno sono le stagioni care a quest’anima, anche se l’autunno e l’in-
            verno delle Alpi son duri al combattente.
               Prima della guerra aveva cantato la bellezza dell’equinozio:
                                     … E va dimenticato ogni desire,
                                    e più non fan tumulto le passioni,
                                    e sogni non vuol l’anima inseguire.
                                   Dorme la gioventù fiorita in maggio,
                                    dorme assopita da quei mesti suoni
                                   dell’equinozio al moribondo raggio .
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               La risente con note nuove in guerra:

                 (20 settembre ’16, alla madre). Torna l’inverno con le sue malinconie, coi suoi
               dolci abbandoni, in cui si pensano le cose passate, né si guarda più l’avvenire, perché
               l’anima è tutta avvolta nel silenzio delle cose.
                 Come ancora scende a turbini la neve… e sul mondo nessuna ala bianca, e spez-
               zate l’eterne ire degli uomini moribondi…! .
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                 Mamma… pensare, pensare, senza formular parola, e in ciò sembra conciliarsi la
               vita e la morte ed ogni contrasto ed ogni affanno .
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                 (25 ottobre ’16, alla madre). … dimenticare la vita e la morte, l’orrore dei volti
               esterrefatti e delle notti insidiose, il rombo e l’urlo e il fischio e il lamento pieno di
               strazio e di terrore; per vivere un attimo di sogno: un silenzio profondo, un lontano
               cenacolo famigliare, la visione d’un volto materno, la pace della terra, tutto che non
               c’è più .
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               La sorella gli parla d’una fanciulla a lui cara. Egli risponde come trasognato d’aver
            riveduto l’occhio dell’amata nell’onda azzurrina dell’Isonzo: ricordo trascorrente via sul
            fiume, d’una vita perduta, e pur tale da consolare il soldato che usciva dalle trincee
            fangose della Vertoibizza.

                 (14 novembre ’16). Gli occhi azzurri sono pensosi… Ed io ricordo d’essermi sof-
               fermato un giorno, triste, saturo di dolore e di morte sulle rive pietrose del sacro
               Isonzo e d’averne fissata l’onda, l’onda che m’attirava come un pensiero lontano,
               come una visione lontana, come un lontano sogno perduto. E quel flutto placido,
               uguale, fluente, murmure, soave, aveva a profonda azzurrità celestiale, una bellezza
               ascosa,… un richiamo del mistero .
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