Page 263 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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214 Momenti della vita di guerra
Come gorgo cieco sperimentò la guerra sulla Vertoibizza dove fu mandato nell’au-
tunno del ’16 a comandare una compagnia di fanteria, e come in un delirio, su quella
forza cieca invoca i nomi d’Italia e dei suoi cari:
(10 ottobre ’16, alla madre). Il gorgo mi chiama, l’abisso inghiotte, inghiotte, e
però ergo il capo come a sfidare la morte e grido: «nel nome di Dio eterno, nel nome
d’Italia santa e pura, e mai come oggi amata, nel nome dei destini umani reconditi, tu
affronterai il cimento, tu vedrai, e premerai l’anima a sangue, perché non venga meno
a se stessa; tu sorriderai con negli occhi tua madre e il flutto dei sogni tuoi; in che vis-
suto hai vent’anni, e non ti parve amara la vita oggi santificata in faccia al sacrifizio» .
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Quel periodo rimase nella sua memoria un incubo di febbre, e lo rievocava a un suo
professore:
La mia compagnia del Susa è stata sciolta, e gli ufficiali mandati sul Carso per
l’offensiva dell’ottobre. Ai subalterni alpini anziani era dato il comando di una com-
pagnia. Via così dalle montagne, dalla guerra solitaria, assidua, profonda, varia, al
tempestoso gorgo, al sanguinoso fiume, al fango senza tregua…
Non so dirle quale immenso dolore m’avesse colto, né come vincesse la mia gioia,
né come procedessi rinnovando in me la fede e la speranza e la volontà indomiti nel
nome d’Italia e dell’umanità e di Dio e di mia madre, né come al comando della sesta
compagnia del 227° Fanteria, col fango fino ai fianchi, sotto la pioggia, il ferro e il
fuoco incessantemente rimanessi sette giorni sul Sober conscio della responsabilità
di tal posizione; ed io pel posto che tenevo, costretto a reprimere ogni mio senso per
essere più forte e impassibile e previdente e pronto al sacrificio… Ma uscii di là col
volto che avea il colore del fango, e l’orbite parevano vuote, e in cima all’anima v’era
un infinito dolore per tutta l’umanità, ma infinita certezza italica sorta dal concer-
to formidabile dei nostri cannoni, e dalla potenza della nostra organizzazione. Son
tornato qua fra gli alpini e per una strana incredibile sorte proprio fra i miei primi
soldati, i miei vecchi fratelli del battaglione Borgo San Dalmazzo… altre tombe, altri
ricordi… Così sempre via, via dietro il mio destino inesorabile .
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La grande guerra, come sempre i grandi cataclismi storici, suscita l’angoscia dei
giorni scomparsi e l’impressione d’un marchio che rimarrà per sempre nell’anima, e il
sospiro idilliaco d’una pace profonda, infinita: un animo da déraciné, che metteva salde
radici nel temperamento nostalgico del Rossi:
(Novembre ’15, alla madre). Ed io, come perduto nell’immensità del passato e del
futuro, sento la solitudine sconfinata dell’essere e l’ignoto delle sorti e il dolore delle
memorie, perché ciò che non è più si piange e la vanità delle cose umane .
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(5 novembre ’15). Dimenticare se stessi per credersi in un’altra terra che non
questa; ove la durezza del vivere fosse un sogno perduto e febbrile, ove il male fosse
favola antica, ove gli affetti vivessero nutriti di realtà soave…; ma noi, sorella, non vi
staremmo che ombre create dal pensiero .
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