Page 266 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta  217

                 (15 novembre ’15). Oh l’austera e affabile figura di mio padre in cui conobbi tan-
               ta grandezza di cuore e forza d’ingegno che n’ebbi invidia, e poi appresi a conoscerne
               l’affetto non palesato, ed ora ricordo le fatiche aspre e il forte animo al combattimen-
               to della vita in cui ancor mi sembra di non poterlo eguagliare… .
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               Ma lo sforzo lo logorava: prima che il fuoco nemico l’abbattesse, sentiva la morte
            travagliarlo da dentro.

                 (17 marzo ’17, alla madre). Eccomi fatto antico, spirito e corpo stanco, che non
               si regge se non per forza d’un ideale, che non posso, non posso, inesorabilmente non
               posso mentire. L’Italia, e dopo essa e per essa la redenzione del mondo…
                 Tutto fugge e muore attorno a me, e la mia giovinezza, e la mia passione, e la mia
               primavera, tutto si consuma e cade… .
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                 (21 maggio ’17, alla madre). La gioventù è spenta, sono anzi tempo maturo, e
               caduti sono – forse per sempre – i sogni del mondo bello e buono, dell’amore soave,
               e forse, forse anche, mamma, quelli di gloria .
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                 Io sento, mamma, che la vita mi fugge, che m’invade l’infinita stanchezza senza
               rimedio. Sono forte e pronto per un supremo impeto di volontà, ma mi accorgo che
               non mi manca la virtù del cuore, sí bene quella del corpo.
                 Alla sera sono sfinito, e sí che posso dormire bene la notte! Ciò mi rincresce, per-
               ché vorrei, vorrei poter fare ancora molto, come un giorno, come quelli che giungo-
               no ora e sono inesperti! Invece? Ecco, vedi, mamma! Faccio uno sforzo a finir questa
               lettera che non ti so dire. Oh, una volta m’era così facile scriverti tanto e bene! .
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               In una suprema eccitazione ritrovò la forza e lo slancio per l’ultima battaglia:

                  (7 giugno ’17, alla madre). Iddio ti dia tutta la fede e la speranza che ha dato e dà
               a me, e la mia forza nuova… Sono infinitamente e miracolosamente sereno e pronto,
               forte e capace di ogni sacrifizio. Tornerò. Ma, se non tornassi, Iddio saprà consolarvi
               perché avrà saputo il meglio .
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               Cadde il 16 giugno sull’Ortigara, nella battaglia di cui i superstiti alpini allontanano
            con orrore anche il ricordo.
               Il tedio di guerra, dell’anima che preparata alla morte, guarda distaccata le cose
            e gli eventi, e se gli eventi son grandi e schiaccianti, li discosta leopardianamente in
            una lontanissima prospettiva, come il mondo delle formiche e il suo vano faticare;
            il tedio in cui si dissolve il legame delle azioni e delle volontà in una sonnolenta se-
            quenza d’immagini, di ricordi, su cui non han presa le parole solenni; e anzi suscitano
            il sospetto di una retorica che abbia falsato e deviato in altri tempi il cuor nostro; il
            tedio in cui anche il dolore si gela in un’indifferenza che nulla può scuotere; il tedio
            di guerra trovò il suo poeta in Enzo Petraccone , che in brevi colloqui col suo cane,
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            Tell, ne segnò le grige fasi.
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