Page 261 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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212   Momenti della vita di guerra


          di tanta parte di se stesso e della gioventù sua che non poteva fruttificare nell’uragano di
          guerra. Aveva impeto e vocazione di poeta, anche se non sempre riusciva a esser del tutto
          lui, a liberarsi di qualche schema dannunziano o pascoliano. Ma anelava ad una nuova
          tempra e del proprio carattere e della propria poesia: la cercava nella stessa guerra: «per
          essere più forte, per trovare domani la volontà di studiare molto, molto, per riuscire. Sono
          molto addietro nel sapere, e ciò che scrivo e penso son cose buttate al vento, senza base e
          fondamento, mentre voglio riuscire, voglio arrivare e perciò molto vegliare» .
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             Questo stesso sorvegliarsi e controllarsi addensa talora una patina letteraria sugli
          scritti del giovane alpino: ma la vita interiore intensa cominciava già a prevalere e a
          definirsi. Il primo atteggiamento è un abbandono sognante: sí che il dileguare o il
          dissolversi della visione è un dolore lungo di nostalgia. A volta a volta lo svanire della
          visione e dell’abbandono poetico si delinea o come crudezza dura del destino, o come
          comandamento etico che impone il sacrifizio: a volta a volta l’anima si protende ac-
          corata a ciò che fu e che non tornerà, o si leva contratta su ciò che appare debolezza e
          pigrizia. Confusamente egli quest’angoscia di due mondi, di due vite, tenta di narrarla
          alla madre.

               (10 gennaio ’16, alla madre). Bellezza di cieli purpurei nei tramonti, profumo di
             primavera nel calen di maggio, sogno di pensosi occhi verginali sotto le stelle tre-
             mule nei silenzi incommensurabili della notte, placido riso della falcata luna quando
             sott’essa erra l’anima inquieta cercando l’oblio che non esiste… fantasmi della po-
             esia, o mamma. Non è questo per cui non è vile un cuore, e cerca infaticabilmente
             nel mistero del tutto, e piange e ride e dispera e ama e d’infinita solitudine si cinge;
             non è tutto questo per cui si vive e si muore, mamma! Le altezze di Dio tremano
             nella lontananza, come il sorriso pio delle stelle, il quale mai non disvela l’infinito
             onde viene, e più e più chiama affascinando siccome il disperato volto delle chimere
             o l’incompresa orrenda voragine del nulla .
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             Ma spesso le memorie e i rimpianti sono le stelle, le costellazioni dell’anima:
                                  Come da l’infinite ombre la notte
                                  germoglia a mille le costellazioni,
                                  così da l’errabonda anima a frotte
                                 brillan memorie d’altre erme stagioni
                                   Tra le cupe di morte aride lotte
                                   sembrami udire con soavi suoni
                                 per le nostre convalli, a mezzo rotte
                                fra rocce, l’onde in murmuri canzoni 108


             Giunta la guerra si leva risoluto:

               Ho desiderato la gloria dell’arte. Mi basterà quella d’esser morto per la Patria, ed
             aver combattuto con indefesso cuore .
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