Page 257 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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208 Momenti della vita di guerra
Vi sono i momenti egoistici: ma l’ora del combattimento li cancella.
(14 luglio ’15). … nei giorni di riposo, quando per poco si dimentica il luogo
dove ci si trova, e il pensiero ritorna tutto agli amici più cari, ai parenti più affettuosi,
che si amano di più appunto perché più lontani, quando si pensa che qualcuno ci
attende e sarà tanto più felice di abbracciarci dopo tanto soffrire e che nessuna gioia
può uguagliare quella di un ritorno vittorioso, allora un’idea d’egoismo invade la
mente: quella di conservarsi per godere la gioia suprema. Ma è un’idea che sparisce
subito quando si entra in azione. Allora non si vuole altro che correre vittoriosi attra-
verso l’uragano di ferro e di fuoco che si scatena dalle due parti .
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Ma l’orrore della guerra non tarda a rivelarsi all’aiutante di sanità.
(29 luglio). Ad onta dei molti momenti di entusiasmo avuti durante la battaglia,
non si può non riconoscere che la guerra è la più grande iattura che affligga l’umani-
tà. Ed io mi compiaccio che in mezzo a tante brutture sia stato chiamato a compiere
un servizio umanitario, che, se non procura nessun onore, dà però la grandissima
soddisfazione di avere esposta la propria vita – e lo so io come! – non per l’altrui
rovina ma per la salvezza altrui. Ciò non vuol dire che io abbia cambiato opinione
sull’opportunità della guerra. Speriamo che tutto vada bene!…[censura] .
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(10 agosto ’15). Ci vien portato al posto di medicazione un soldato (De Gian) che
dallo scoppio di una granata ha avuto asportati i piedi e una mano. Egli è pallido per
il sangue perduto, ma ha lo sguardo sereno e assiste impassibile alla medicatura che
gli facciamo. Egli ha piena coscienza della sventura toccatagli, poiché guarda e os-
serva muto la sua mano, i suoi moncherini e uno dei piedi staccati che giace sul telo
della barella. Ai nostri incoraggiamenti risponde con un lieve e malinconico sorriso.
Finita la medicatura egli si adagia col nostro aiuto sulla barella, e con sospiro profon-
do dice: «Povera mamma mia! sei morta a tempo per non vedere tanto strazio!» La
madre gli era morta da quindici giorni… [censura] .
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Alla visione del dolore s’aggiunge il pensiero dei morti.
(18 agosto ’15). Oggi sono molto triste. Da stamane ho strozzata la gola come
da una predisposizione al pianto. Ho assistito alla messa per i morti,… [censura]. La
cerimonia si è svolta nel massimo silenzio. Ad una ad una le compagnie son venute a
schierarsi a fianco ad un obelisco rivestito di frasche verdi di acacia e di edere e hanno
ascoltato la messa con molta devozione. Io stesso ho conservato uno stato continuo
di commozione, ma non era la funzione religiosa in sé che mi commoveva, era invece
il ricordo dei morti, il silenzio di quasi due mila persone raccolte in un solo pensiero,
che suscitavano una folla di sentimenti. Pare che il silenzio mi abbia commosso più
di una splendida orazione… [censura] .
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A questo punto comincia per l’assertore dell’intervento la lotta interiore per sal-
vare la sua fede, ché «cessato il primo entusiasmo ci vuole una bella forza morale per
persistere nelle aspirazioni che si sono avute» . E si sdegna pel ritardo posto dall’Italia
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