Page 265 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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216 Momenti della vita di guerra
Cercava di mettersi all’unisono con la fede materna: voleva veder nel turbine che lo
travolgeva l’impeto stesso della provvidenza divina che dal dolore trae un ignoto bene,
dal sangue versato l’espiazione delle colpe note ed ignote degli uomini. Sperava in un
ammaestramento dalla sventura.
(17 gennaio ’17, alla madre). Quest’ora del mondo è così sovrumanamente di-
sperata, che se tutti gli uomini fossero men vani, ad ognun d’essi dovrebbe spezzarsi
il cuore e non rimaner delle antiche follie se non la perduta ormai fede in Dio e il
desiderio della pace di Cristo fra le genti .
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La poesia si risolveva in religione e in una speranza messianica di pace: «e verrà qual-
cuno, mamma, a dirlo: deve venire, di qui a dieci o di qui a cento anni, e ci sarà allora
la fratellanza tra gli uomini, nel solo nome d’una cosa oltre umana» . L’ideale che lo
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sorregge in guerra egli lo concilia col sogno di pace. Per lui la guerra italiana è ancora
la guerra garibaldina, e sulla strage europea evoca Garibaldi: «poiché in quell’eroe c’era
tutta la bellezza dell’umanità ribelle al giogo e alla tirannia, c’era la poesia e il sogno,
il divino e l’umano, il mortale e l’immortale» . Il poeta nostalgico, l’anima sognante,
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naturalmente trovava difficoltà a serbare il contatto con le cose e con gli uomini. Si
riscuoteva con strappi bruschi e violenti, con eccitazioni, con gridi di guerra, con la rap-
presentazione di se stesso nel duro cimento, superiore al destino che gli spezzava la vita.
Talora soffriva spasimi per questa irrequietezza, per il «pensiero oscuro» che l’afferrava e
lo trascinava verso il passato . La mitezza sua gli rendeva penosa la crudeltà di guerra.
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Non ha l’animo di tirare su di una sentinella austriaca visibile dalla feritoia.
(14 novembre ’15, alla sorella). Pensavo, Alba, alla mia mamma, e mi pareva che
quello di là fosse un cuore come son io, non colpevole delle crudeltà dei suoi fratelli
e trascinato nel vortice inesorabilmente dalla barbarie e dalla crudeltà onde s’è mac-
chiata la sua nazione .
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Gli muore fra le braccia, col ventre squarciato da una spoletta, un soldato.
(23 dicembre ’15, alla madre). Non volevo parlarne, ma ciò m’ha reso così triste,
che questo sole splendido sulla neve bianca mi sembra una cosa d’oltre tomba, ed ho
bisogno di scrivere a te, come per posare il capo fra le tue mani e dimenticare questa
lunga stillante agonia.
Compiva tutto il suo dovere, ma con una violenza estrema sull’essere suo, vibran-
dogli i polsi e i nervi, sì che lui, il combattente delle Alpi, s’affisava come in un ideale
di forza virile temprata e calma nel padre che, inviandolo alla guerra, gli aveva detto:
«Parti, figlio mio, ché ti bisogna essere uomo forte», nel padre col cui confronto voleva
correggere la sua sensibilità ancora eccitabile di giovinetto.

