Page 303 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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Gli Umili
Al limite della nostra ricerca si sente il desiderio d’uno studio sulla guerra degli umili:
che rievochi e conservi con la determinatezza degli anni fuggiti e d’una situazione or-
mai lontana le figure care dei compagni di vigilie degli ufficiali. Tanto più che esso è un
mondo che scompare rapidamente.
Nel corso di quest’ultimo quindicennio anche la fisionomia delle campagne s’è mu-
tata: il contadino ha acquistato troppo conoscenza della vita e dei modi cittadini, per
effetto della stessa guerra, e della civiltà meccanica che ne seguì. Il contadino combat-
tente era più semplice, più vicino all’antico costume patriarcale.
Ritagliato nella vecchia roccia paesana di qualche paesello della Sicilia, della Ca-
labria o delle Alpi, veniva a contatto e con i figli d’altre terre, e col «sciur» col «ga-
lantuomo» diventati ufficiali. V’era qualcosa di babelico nell’esercito. Di solito molto
persuaso il soldato non era: non sempre capiva il suo ufficiale che vedeva la guerra
sotto la visuale storico-politica. Però finiva a rimettersi, come Sancio al suo signore,
per l’oscuro intuito che v’eran cose ch’egli non capiva bene. E dava all’ufficiale un’a-
desione di fede: ma non piena, non del tutto convinta, un po’ come al curato del
villaggio, o alla fattucchiera che gli svelano i misteri del paradiso e degli spiriti; e non
nascondendo qualche riserva del suo naturale e rozzo buon senso. Le riserve talora,
nascevano dai fraintendimenti dovuti a due culture diverse. Per esempio, l’affranca-
mento di Trento e di Trieste il contadino l’interpretava come conquista di terra; e i
contadini della grassa Romagna strabiliavano nel vedere la magra rossiccia fanghiglia
carsica e domandavano agli ufficiali se valeva la pena di scatenar quell’ira di Dio per
conquistare quella «terra da pipe».
Pel soldato era una grande soddisfazione quando poteva far valere l’esperienza
della propria cultura contadinesca di fronte all’ufficiale ignaro: nello scavare abil-
mente un ricovero, nell’impedire con un colpo di sterzo ben misurato che il cannone
pesante precipitasse nel fosso, nell’abile ripiego o nel furtarello con cui si procurava
maggior benessere al proprio reparto. Effettivamente per tante cose il soldato diven-
tava il maestro dell’ufficiale: in quel quid di realistico che dà il corpo anche alle reali
imprese.

