Page 71 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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22    Momenti della vita di guerra


          al deposito. Il suo sentimento è di diffidenza per il non desiderato né richiesto rinvio
          della prova:
                (5 luglio ’15, alla sorella Maria). Penso che questo aumenterà la pena di papà il gior-
             no in cui io partirò; ma la mia risoluzione è sempre uguale e ben ferma. Rimanendo
             qui in questi luoghi di calma e prolungandosi la guerra, cade certo un poco di quel sen-
             so di eccitazione che spinge nei primi giorni all’azione. Ci si abitua al benessere e alla
             sicurezza e diviene più duro il distacco dalle persone e dalle cose che ci sono care. Ma
             appunto per questo bisogna mantenersi fermi in quanto si era sentito essere il nostro
             dovere. Mi pare che se venissi meno per qualsiasi considerazione a quanto ho sentito
             essere mio dovere di fare, scemerebbe in me la stima verso me stesso .
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              Nella forza che lo anima egli scorge l’ausilio delle preghiere paterne che su di lui
          ricadono come una grazia:

                (Tirano, 24 luglio ’15). Caro papà, io ti sono tanto grato dell’aiuto che tu dai a
             noi, tuoi figli, dinanzi a Dio, ed esso si riverserà nell’anima nostra, indirizzandoci
             nelle nostre determinazioni ed illuminando il nostro cammino. Senza dubbio, tu
             avrai sentito che quanto io oggi cerco di fare per la patria nostra non è in fondo che
             uno sforzo dell’anima mia verso qualcosa di più alto e di più utile di quanto potevo
             compiere nella mia abituale vita quotidiana… .
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             L’offerta è la testimonianza che i figli possono rendere all’educazione paterna:

               (14 settembre ’15, al padre). Ma noi a nostra volta reclamiamo l’onore di poterti
             mostrare che tutto l’amore da te posto nella nostra educazione non è stato, spero,
             completamente vano, e che noi sappiamo fare sacrificio di qualunque nostra cosa per
             sostener un’idea nuova .
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             Non manca al Begey il morso straziante di ciò che offre; soffre dell’angoscia di co-
          loro ch’egli lascia; ma nella speranza ha un sorriso oltre lo spasimo, una consolazione
          sopraumana. Pensando alla moglie, confida alle pagine del suo diario il suo dolore e la
          sua speranza:

               (24 marzo ’16, diario). Ed io vorrei gridare tutto il grande immenso sacrificio che io
             compirei se dovessi morire; non lo rimpiangerei, no! ho voluto essere qui e, se non ci
             fossi, verrei a gettarmi nella lotta per dare maggiore valore morale alla mia vita. Ma non
             per questo sento meno che, se dovessi lasciarti sola, il mio cuore sarebbe, nell’ultimo
             istante, pieno d’angoscia. Quand’ero sul Torrione il 20 settembre, e le granate austria-
             che pareva si dovessero accanire a scoppiarmi vicino, non so bene che cosa provassi.
               Pensavo con timore alla fatalità, che pareva volesse far coincidere la data del mio
             matrimonio con quella della mia morte. Non avevo paura; no. Solo avevo pronuncia-
             to in quel momento la frase «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum».
             In quei momenti anche l’anima mia non era mutata.
               Ho sempre avuto la fede. Fede in Dio, fede nell’immortalità, fede nell’unione
             eterna delle anime. E tale rimase il mio pensiero in quell’istante in cui non credevo
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