Page 73 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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24    Momenti della vita di guerra

             mettere freno alla commozione, e, piangendo, abbiamo abbracciati quei cari compa-
             gni, che, come disse il capitano, ci precedono di poco a tenere alte le sorti sul campo
             per la più fulgida gloria d’ItaIia. Un ultimo addio e ci siamo sbandati, chi da una parte
             chi dall’altra, quasi vergognosi di noi stessi. Ci pareva d’essere stati vili separandoci da
             coloro che già da più di un mese dividevano con noi le nostre gioie e le nostre fatiche:
             ciascuno invidiava lo zaino infiorato, il berretto ricoperto dalla bandiera tricolore, il
             viso raggiante, allegro… .
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             Nello Fineschi, al padre che l’esortava a scansare i più gravi pericoli, rispondeva
          pacatamente:
               Bisogna seguire la sorte; sarà quel che sarà. DeI resto, non siamo qui per esporre
             la vita? Almeno potrò dire d’aver compiuto in tutto scrupolosamente il mio dovere.

             E, prima di lanciarsi all’assalto, salutava il padre e invocava, nell’ora del supremo
          cimento, la madre morta:

               (12 marzo ’16). Carissimo papà mio! Ti scrivo questa sera. Domani mattina dovrò
             avanzare per la conquista di una posizione che mi sta di fronte. Che la povera mamma
             mia mi assista per adempiere tutto il mio dovere. Bacioni a te, alle sorelle, a tutti .
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             Fiero e sdegnoso, il capitano Alberto Franci, ammalato, rifiutava di sottrarsi al peri-
          colo, e scriveva alla madre:

               Il solo pensiero che altri possa credere che io cerchi di sottrarmi ai rischi della prima
             linea mi fa salire le vampe alla faccia. Sarò un idealista e magari, se vuoi, un illuso, ma
             io ritengo sia dovere imprescindibile di ogni cittadino in questo momento, di offrire
             tutti noi stessi al trionfo completo della causa per cui si combatte. Profittare e sfruttare
             il deperimento organico per sottrarsi completamente a questo compito, io lo ritengo
             vile. E del resto ci sono i medici i quali debbono giudicare fino a quando uno può
             rimanere in linea. Ma che io possa rivolgermi ad uno di loro a chiedere… velatamen-
             te l’imboscamento, questo non lo farò mai. Preferisco schiattare sul posto prima di
             compiere un atto simile. Purtroppo la guerra ha messo in evidenza la vigliaccheria,
             l’egoismo, la pusillanimità di tanta gente; s’è pur troppo visto esercitare su vasta scala
             la speculazione del così detto imboscamento. Non credo, anzi son ben sicuro, che non
             avrei la tua approvazione qualora anch’io m’impantanassi in quel fango.

             Nell’agonia della spaventosa preparazione d’artiglieria, che precedette la battaglia
          dell’ottobre ’16 in cui doveva cadere, scriveva alla madre, e al pensiero della madre
          chiedeva il conforto ed il coraggio:
               (10 ottobre ’16, ore 12). Mamma carissima, pochi minuti prima d’andar all’assal-
             to t’invio il mio pensiero affettuosissimo e il mio saluto. Un fuoco infernale d’arti-
             glieria e di bombarde sconvolge nel momento che ti scrivo tutto il terreno intorno a
             noi. In tanti mesi di guerra non avevo mai visto tanta rovina. È terribile, sembra che
             tutto debba essere inghiottito da un’immensa fornace. Eppure col tuo aiuto, coll’aiu-
             to di Dio, da te fervidamente pregato, il mio animo è sereno. Farò il mio dovere fino
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