Page 86 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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Crisi d’anime 37
(Udine, 30 agosto ’15). Sono qui, spaurito, nel cuore della guerra: cioè nel cervel-
lo. E spaurito non per l’aspetto terribile della città, tranquilla e silenziosa, o dei sol-
dati, allegri e puliti, ma per questo affaccendarsi silenzioso, per questa vita turbinosa
che scivola per le vie, quasi che si sottragga agli sguardi dei profani. E ci sentiamo
piccini, piccini, piccini dinanzi a questa grande cosa che è la guerra nostra. Si scen-
de baldanzosi e fiduciosi: sottotenente della terribile, mi pareva che tutto dovesse
spalancarsi dinanzi a me. Ora sono sperso, confuso, spaurito: e mi par che tutto sia
piccolo, che tutto scompaia, dinanzi a questo maestoso aspetto della guerra: tutto,
tutto; anche il mio grande dolore. «È morto un sottotenente», ecco che cosa significa
qui tutto lo strazio dell’anima mia .
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Pernotta nell’accampamento del reggimento del fratello; sente la voce del cannone:
(San Giorgio di Nogaro, 1 settembre ’15). Ma fa bene, sa, un po’ di cannone:
rianima e solleva lo spirito che è un piacere; è la voce della guerra, che si fa sentire,
e chi ha buon sangue se lo sente ribollire. Stanotte l’ho sentito brontolar sempre, da
lontano: e, dall’accampamento ove ho passato la notte, si vedevano i razzi luminosi
che sparan gli austriaci per spiare i nostri eventuali assalti sul Carso .
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Il fascino non si rompe più. Rimane con lo sguardo e l’animo proteso verso l’Isonzo.
Lo inviano in un battaglione di milizia territoriale a Cava Zuccherina alla difesa co-
stiera. Si rode per quasi due anni in quell’ozio, in un doloroso conflitto di doveri. Non
osa accelerare gli eventi chiedendo il passaggio alla fronte, prima del turno della sua
classe, per il pensiero della moglie e dei bambini. Ma rifiuta l’offerta della direzione di
una scuola normale in Sardegna. Per lui, ufficiale non giovanissimo, sarebbe stato l’eso-
nero definitivo dal servizio militare. Il «comandante supremo di tutte le forze terrestri
e fluviali di Capo Sile» preferisce i giorni grigi della vita presidiaria in un’attesa e con
una speranza. Istruisce i soldati, fa schiamazzo, a mensa, a capo di un gruppo d’ufficiali
buontemponi; nei ritagli di tempo si occupa dell’«Indicatore livornese» e sfoga nelle sue
numerose lettere a parenti ed amici il suo bizzarro umore, sia che descriva in italiano
dugentesco un’incursione d’aeroplani austriaci su Venezia o narri un suo capitombolo
in un pozzo: episodio di cui si duole, ché «ero riuscito fino ad allora a mantenermi
completamente astemio d’acqua». Si rabbuffava contro la rettorica patriottica presente
e futura che offendeva il suo sincero sentimento:
(Cava Zuccherina, 18 maggio ’16). … Bene la festa del XXIX : ma io ho bell’e
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detto che, se fo tanto di tornare a casa, di discorsi patriottici non ne voglio sentir
più: a meno che non si tratti di un oratore di una classe anziana. E invece, bel mi’
Carli, ci pensi, a guerra finita, quanti discorsi, quante inaugurazioni, quante lapidi?
E tutti quelli che si sono andati ad imboscare, magari nel commissariato o ai
distretti, verranno fòri anche loro col nastrino: ma qualche cazzotto lo voglio dare
anch’io, se ritorno .
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Stuzzicava un collega matematico che non gli scriveva:

