Page 63 - Scenari Sahariani - Libia 1919-1943. La via italiana alla guerra nel deserto
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Controguerriglia e Controllo del territorio
Quell’esperienza, nel trovare una missione che giustificasse l’esistenza della
RAF quale forza armata indipendente, aveva fatto comprendere che il potere
aereo, con la sua intrinseca capacità di combinare raggio d’azione e rapidità
di intervento, poteva portare a una rivoluzione nelle operazioni di “polizia
coloniale”. Diventava infatti possibile intervenire con decisione e senza
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preavviso, nonché a un costo contenuto, anche nelle zone più remote e inospitali,
che in precedenza potevano essere raggiunte solo muovendo lentamente sul
terreno con un enorme sforzo logistico e organizzativo e superando ostacoli
di ogni sorta. Riconoscere i vantaggi del potere aereo ai fini della difesa e del
controllo dell’impero non implicava però, se non per i suoi più accesi sostenitori,
che le operazioni di terra fossero diventate inutili e dovessero essere relegate tra
i ricordi del passato, quanto piuttosto che in alcune circostanze il suo esercizio
forniva il modo per utilizzare con immediatezza la forza contro quegli oppositori
pronti a sfidare l’autorità del governo britannico confidando sull’impunità
garantita dalle condizioni ambientali o anche soltanto dai costi di un intervento
militare convenzionale.
Sulla base di considerazioni come queste, Trenchard propose che fosse affidato
alla RAF il compito di mantenere il controllo dell’Iraq, già provincia dell’Impero
Ottomano, dove nel 1920 più di 60.000 uomini erano stati duramente impegnati
da forze arabe e curde molto meglio equipaggiate dei seguaci del “Mullah Pazzo”.
Per domare la rivolta e pacificare almeno all’apparenza quei territori era stato
necessario l’invio di altri 30.000 soldati britannici e indiani, ma l’Iraq aveva finito
per assorbire tante e tali risorse che il governo di Londra fu ben lieto di accettare
l’offerta. Il piano cominciò a essere posto in atto nell’ottobre del 1922, quando
il vicemaresciallo dell’aria John Salmond si accinse a mantenere l’ordine in Iraq,
con la totale responsabilità per la pacificazione della regione, avendo ai suoi
ordini 8 squadron da caccia, da bombardamento e da trasporto, 4 compagnie di
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autoblindo Rolls Royce della Royal Air Force, una brigata di fanteria dell’esercito
indiano su 4 battaglioni e un contingente locale che, destinato a essere il nucleo
fondante del nuovo esercito irakeno, ammontava a 5000 uomini. Per il governo
di Londra ciò che soprattutto contava era la possibilità di annunciare ai suoi
elettori una consistente riduzione delle spese, il che era tanto più vero in quanto
54 S. RITCHIE, The RAF, Small Wars and Insurgencies in the Middle East, 1919-1939, Royal Air
Force Air Historical Branch, 2011, p. 5-7.
55 Di base a Hinaidi, nei pressi di Baghdad, erano gli squadron N.45 e N.70, equipaggiati con
bimotori da trasporto Vickers Vernon che, derivati dal bombardiere Vickers Vimy, potevano
essere facilmente riconvertiti al ruolo originale, N.8 e N.30, montati su bombardieri
monomotori DH9a, e N.1, su caccia monoposto Sopwith Snipe, mentre a Shaibah, nelle
vicinanze di Bassora, era il N.84, su DH9a, come il N.55 dislocato a Mosul, e a Kirkuk si
trovavano i Bristol Fighter del N.6 (R. CROSS, The Bombers, New York, Macmillan Publishing
Co., 1987, p. 67-69).
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