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Scenari Sahariani – Libia 1919-1943 “La via itaLiana aLLa guerra neL deserto”
del 15, piombando sugli accampamenti distruggendoli e catturando o mettendo
in fuga gli armati di guardia e quanti vi si trovavano. Nel frattempo Mohammed
ben Hag Hassen aveva cercato un successo di prestigio ai danni del presidio di
Chormet Bu Garra, a nord di Mizda, dove il II Battaglione Libico, con l’aiuto
di rinforzi inviati da Mizda, e con il concorso dell’aeronautica, era riuscito
a respingerlo e metterlo in fuga verso sud al termine di una giornata di duri
scontri. Nella stessa località, lo stesso capo ribelle aveva distrutto nel 1915
una compagnia di fanteria italiana isolata, e l’esito ben diverso dello scontro,
sostenuto da truppe libiche, dimostrava quanto il Regio Esercito avesse imparato
in pochi anni in fatto di operazioni coloniali. Mohammed ben Hag Hassen,
ripiegò precipitosamente verso sud, raccogliendo quanto restava delle sue forze
a et-Tabunia, a occidente dell’oasi di Gheriat, dove nel frattempo, nei pressi delle
rovine dell’antica fortezza romana di epoca severiana di Gheriat esc-Scerghia, era
stato impiantato un presidio di sicurezza. A far fallire del tutto il suo progetto,
fu un distaccamento della banda irregolare di Yusuf Kerbisc, che pochi giorni
dopo, unite le sue forze con quelle della banda di Kalifa Zauia e agli ordini del
tenente colonnello Braida, lo avrebbe assalito a et-Tabunia e costretto a ritirarsi
definitivamente nello Sciaati.
Il ciclo operativo del luglio del 1928 dimostra il livello di competenza
raggiunto nella guerra nel deserto dall’esercito italiano, e si presta a sottolineare
il contributo di formazioni irregolari arruolate tra le popolazioni sottomesse e
guidate da capi fidati. Al loro buon rendimento contribuivano le ostilità più o
meno latenti tra le diverse componenti del mosaico etnico della Tripolitania,
ma non si può ignorare il rapporto di fiducia che si era stabilito nel tempo con i
comandi italiani, rapporto di fiducia sostenuto anche da uno scrupoloso rispetto
dei patti di ingaggio. Come convenuto, infatti, al 40° giorno dall’arruolamento le
bande rientrarono secondo gli accordi a Garian, dove i gregari versarono le armi
al comando di zona e furono congedati.
L’altra componente del dispositivo militare italiano che giocò un ruolo di
grande importanza, come avveniva ormai da tempo, fu la Regia Aeronautica.
Nel corso del 1927 il Ca.3 e lo SVA erano stati in larga misura sostituiti dal
bombardiere bimotore Caproni Ca.73 e dal ricognitore monomotore biposto
Romeo Ro.1, in grado di fornire prestazioni superiori per capacità di carico e
raggio d’azione. I compiti affidati ai velivoli erano ormai chiaramente delineati:
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74 Versione prodotta su licenza del Fokker C V-E, il Ro.1 era equipaggiato con un motore
radiale Bristol Jupiter IV della potenza di 420 cv, costruito in Italia dalla Alfa Romeo, e con
un carico di bombe massimo di 210 kg poteva raggiungere i 206 km/h. era armato con due
mitragliatrici da 7,7 mm, una fissa in caccia a disposizione del pilota e una brandeggiabile,
manovrata dall’osservatore.
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